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E’ la bomber della formazione gialloblu con i suoi 17 gol in campionato, oltre che una delle giocatrici più rappresentative: Flavia Palescandolo ha raccontato per noi quali sono le sue sensazioni in questo momento molto delicato per tutta l’Italia non senza strizzare l’occhio alle prospettive sulla ripresa dell’attività agonistica. Il tutto con un unico denominatore: l’amore per il calcio e per la Viterbese.

«In realtà per me questa quarantena non è stata molto differente rispetto alla normalità – le parole dell’attaccante napoletana, che compirà 33 anni il prossimo giorno di Santo Stefano – perché l’attività di famiglia nella quale lavoro è stata chiusa per poco tempo. Ci occupiamo di carpenteria navale, in sostanza degli scheletri in acciaio delle navi. E’ un’azienda che esiste da prima della Seconda Guerra Mondiale. E’ un bell’orgoglio, c’è tanto da fare e soprattutto si sente la responsabilità perché è qualcosa di tuo, quindi sono la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via, e mi occupo di un po’ di tutto, come è normale in questi casi».

Ovviamente nella vita di Flavia c’è anche il calcio, anche se in forma diversa in questi ultimi mesi: «Ma mi sto allenando duramente tutti i giorni. Sono un po’ fissata sotto questo punto di vista, paradossalmente faccio più adesso rispetto a prima perché essendo da sola sento il bisogno di impegnarmi con ancora più vigore per cercare di rimanere in buona condizione. Ho tutta una serie di attrezzi che utilizzo per i miei allenamenti e ho anche un elastico da attaccare al pallone così riesco a palleggiare senza rompere muri, vasi o specchi. Così un paio di ore al giorno mi dedico all’attività fisica, per la gioia di mio marito – ride – e poi finché si poteva correre lo facevo volentieri. Poi, quando farlo è diventato un po’ come essere un’untrice ho evitato e quindi mi sono dedicata agli allenamenti in casa, seguendo le indicazioni che ci ha inviato la società. Cerco di fare il più possibile, altrimenti alla mia età diventa difficile poi ricominciare da capo».

La stagione agonistica è stata interrotta a due giornate dalla fine con la Viterbese che aveva raggiunto il secondo posto pari merito col Frosinone: le prospettive di terminarla stanno scemando man mano che passano le settimane, ma è più forte la delusione per non aver concluso definitivamente un percorso oppure comunque la soddisfazione per aver raggiunto un traguardo forse impensabile a inizio anno? «Sono sincera, la partita più importante l’abbiamo giocata l’ultima domenica prima del lockdown, contro il Cassino. E ci siamo tolte una grandissima soddisfazione. Se lo stop al campionato fosse arrivato una settimana prima probabilmente non risponderei così, però dal momento che abbiamo battuto nettamente (3-0 il primo marzo, ndr) la capolista, penso che un senso di compiutezza a questo campionato l’abbiamo dato e quindi possiamo essere contente e serene su quanto abbiamo fatto. Credo che quella partita, giocata in quel modo, con quella personalità, davanti ai nostri tifosi sia stato il modo migliore per chiudere la stagione se non ci sarà la possibilità di riprendere il campionato, cosa che purtroppo temo».

Con un bottino di 17 gol in campionato, Palescandolo è la bomber della squadra: «Anche se poteva andare meglio, perché sono stata parecchio sfortunata. Probabilmente sono stati più i legni che ho preso rispetto ai gol realizzati. E purtroppo, da perfezionista, mi ricordo sempre più i gol sbagliati che quelli segnati. Quale ricordo con maggior piacere? Il primo dei due segnati al Cassino: eravamo 0-0, era già iniziato il secondo tempo e la partita la stavamo giocando molto bene ma non riuscivamo a sbloccare il risultato. Il gol l’ho quasi dimenticato, me l’hanno raccontato poi chi stava vedendo la partita sugli spalti: ricevo un pallone fuori dall’area sul mio piede sinistro, che non uso quasi mai. In quel momento ho pensato, in quella frazione di secondo, “me la sento, o la va o la spacca”. Ho caricato il mancino ed è partita una bomba incredibile che si è infilata in porta. Se ci riprovo altre cento volte non ci riesco, sono sicura. Però è un episodio che mi ha fatto capire come in certe occasioni devi fidarti del tuo istinto. E la gioia di tutte per quel gol è stata travolgente, ed è stato il grimaldello che ci ha permesso di scardinare la difesa del Cassino e portare a casa una vittoria importantissima per tanti motivi, non solo di classifica. E tra l’altro in quella partita ero anche capitano per la prima volta: una cosa che ho sempre evitato in carriera perché la fascia al braccio non mi fa sentire serena, però quella volta è andata bene e quindi l’ho dedicata anche al nostro capitano Veronica Di Cerbo che quel giorno era acciaccata in panchina».

In base a quello detto prima, si può fare con serenità un bilancio, sia di squadra che personale, della stagione: «La cosa più importante, e che indubbiamente mi ha colpito di più e fatto maggiormente piacere, è l’unità di un gruppo molto eterogeneo dal punto di vista anagrafico. Dalle giovanissime, che non hanno ancora la patente, a quelle più grandi, fino alle più esperte come me. C’è stata una bella integrazione fra tutte, un bel mix delle caratteristiche migliori di ognuna: l’entusiasmo delle più giovani, la serietà e l’esperienza delle più grandi. Sicuramente non semplice riuscire ad ottenere un amalgama, una sintonia, così importante in poco tempo. Non capita spesso. Dal punto di vista personale sono contenta di quanto sono riuscita a fare, soprattutto se ripenso agli ultimi miei due anni, non facili a livello calcistico. Qui alla Viterbese ho ritrovato la forma di qualche anno fa, sia fisica che mentale grazie ad uno staff tecnico che ci ha seguite tutte con grande passione e professionalità».

Inevitabile, vista la situazione e il momento dell’anno, parlare di futuro. Flavia risponde sicura: «Ho già deciso cosa fare. La Viterbese è una delle realtà migliori possibili e non ci penso a cercare altro. In passato di questi tempi mi guardavo intorno, ma adesso invece non ho dubbi, ad occhi chiusi sarò felice di giocare con la Viterbese anche la prossima stagione. Qui sto bene».

E il futuro comprende naturalmente anche la ripresa dell’attività: si riuscirà a tornare ad una specie di normalità nei prossimi mesi? «Al momento è difficile fare delle valutazioni, perché se ne sta discutendo ai massimi livelli. Speriamo si riescano a trovare delle soluzioni adatte per tutti».